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A Pompei, case abbandonate dopo il 79 riutilizzate fino al V secolo

Gli scavi dell’Insula Meridionalis rivelano una progressiva rioccupazione della Casa dei Mosaici Geometrici dopo l’eruzione del 79 d.C., con spazi trasformati in luoghi di abitazione, produzione e stoccaggio fino alla metà del V secolo.
Un’altra storia comincia dopo l’eruzione
Le nuove ricerche condotte nell’Insula Meridionalis spostano lo sguardo su Pompei. L’eruzione del 79 d.C. non segnò necessariamente la fine immediata di ogni presenza umana nelle case sepolte. Nella Casa dei Mosaici Geometrici, gli archeologi hanno individuato diversi indizi di una frequentazione successiva, con attività protrattesi progressivamente fino alla metà del V secolo d.C. La scoperta documenta così una lunga fase di riutilizzo, rimasta a lungo meno visibile della città congelata dalla catastrofe.
Questi risultati provengono dal progetto «Messa in Sicurezza, Consolidamento e Restauro dell’Insula Meridionalis, dal Tempio di Venere al Foro Triangolare. Regio VIII, Insulae 1, 2 e 7», avviato nel settembre 2023 e ancora in corso al momento della pubblicazione, il 21 agosto 2026. Le indagini archeologiche condotte nella casa hanno permesso di distinguere trasformazioni che non appartengono più all’organizzazione domestica originaria delle domus, ma a nuovi usi, adattati a una diversa occupazione.
Lo studio è stato pubblicato nello spazio editoriale del Sito archeologico di Pompei, che diffonde anche contenuti in inglese dedicati alle scoperte, alle ricerche e alla vita del sito. Questa presenza editoriale accompagna i risultati del cantiere e li inserisce in un’attualità scientifica costantemente seguita.
Domus trasformate in spazi funzionali
Dopo l’eruzione, alcuni ambienti delle antiche case persero la loro funzione originaria. Non furono tuttavia completamente abbandonati. Le tracce individuate mostrano una rioccupazione di carattere domestico e produttivo. Gli edifici preesistenti vennero adattati a esigenze concrete, in un contesto in cui gli ambienti disponibili furono riorganizzati invece di conservarne l’allestimento originale.
Gli interventi furono spesso realizzati con materiali di reimpiego. Le strutture antiche vennero rimaneggiate e completate con installazioni destinate alle attività quotidiane. La preparazione del cibo è attestata dalla presenza di piani di cottura, focolari e forni per il pane. La trasformazione dei cereali è indicata dalla presenza di macine, mentre la conservazione delle derrate alimentari si affidava soprattutto a scaffali in legno.
Nel complesso emerge un’occupazione pragmatica. Gli ambienti non sono più leggibili soltanto come elementi di una casa romana organizzata prima del 79. Diventano luoghi in cui si preparano, trasformano e conservano prodotti. Questa evoluzione è particolarmente importante perché rivela gesti ordinari, meno monumentali delle decorazioni, ma essenziali per comprendere la vita dell’area dopo la distruzione della città.
Gli indizi del settore occidentale
Nel settore occidentale della Casa dei Mosaici Geometrici, al livello -1, diversi elementi suggeriscono un riutilizzo residenziale degli spazi dopo l’eruzione. L’ambiente 28 presenta in particolare numerose cavità circolari destinate ad accogliere pali. La loro disposizione, raggruppata lungo il lato orientale della stanza, potrebbe corrispondere all’installazione di una struttura in legno.
Gli archeologi propongono di interpretarvi forse uno scaffale. È importante mantenere prudenza, poiché i resti non consentono una ricostruzione completa dell’allestimento. La concentrazione dei fori, la loro forma e la presenza di frammenti di legno carbonizzato nel riempimento costituiscono tuttavia un insieme di indizi coerente con un’installazione funzionale in questo spazio rioccupato.
Al centro dell’ambiente 28, una grande cavità quadrangolare offre un indizio diverso. È interpretata come l’alloggiamento di un palo portante in legno. Questo avrebbe potuto sostenere un pavimento o persino la copertura della stanza. L’ipotesi mostra che la rioccupazione non consisteva soltanto nell’utilizzare i muri conservati, ma poteva richiedere anche interventi strutturali per rendere nuovamente abitabili o sfruttabili gli spazi.

Ciò che raccontano i riempimenti
I riempimenti dei fori dei pali hanno restituito diverse categorie di materiali. Frammenti di legno carbonizzato sono associati a ceramica da fuoco e a un frammento di terra sigillata africana. Presi singolarmente, questi elementi sono poco numerosi. Nel loro insieme indicano tuttavia una frequentazione successiva all’eruzione del 79 d.C. e rafforzano l’interpretazione di un uso ulteriore della casa.
La ceramica da cottura rimanda ad attività legate al fuoco e alla preparazione degli alimenti, mentre il legno carbonizzato conserva la traccia di strutture scomparse nella loro forma originaria. Anche il frammento di terra sigillata africana fornisce un riferimento materiale per questa frequentazione successiva. La fonte sottolinea tuttavia la consistenza limitata dell’insieme, invitando a distinguere le osservazioni accertate dalle ricostruzioni proposte.
Questa combinazione permette di ricostruire una sequenza, più che un evento isolato. La casa fu riutilizzata, adattata e utilizzata nel tempo. Le tracce non descrivono una semplice incursione occasionale in un edificio in rovina, ma una serie di azioni che accompagnarono la progressiva trasformazione degli spazi dopo la catastrofe.
Una frequentazione protratta per diversi secoli
Gli indizi della Casa dei Mosaici Geometrici si inseriscono in una cronologia ampia. Le attività successive all’eruzione si svilupparono progressivamente fino alla metà del V secolo d.C. La durata è uno degli apporti più concreti dello studio: mostra che il cambiamento d’uso non può essere ricondotto a un’unica fase immediatamente successiva all’eruzione.
Le installazioni legate alla cottura, alla macinazione e alla conservazione rimandano a esigenze ricorrenti. Suggeriscono che gli spazi furono integrati in un’organizzazione quotidiana, con funzioni che potevano cambiare a seconda degli occupanti e dei periodi. Le case dell’Insula Meridionalis appaiono così come strutture riutilizzabili, capaci di accogliere nuove pratiche nonostante la scomparsa del loro contesto originario.
Questa lettura si basa su tracce modeste: fori di pali, frammenti carbonizzati, ceramiche e installazioni direttamente legate alle attività. Il loro interesse deriva dall’associazione e dalla posizione negli ambienti. Lo studio collega quindi le trasformazioni architettoniche ai gesti della vita quotidiana, seguendo il modo in cui una casa antica diventa uno spazio adattato a nuovi usi.
Dalla tarda antichità al tempo della memoria
Il titolo dello studio colloca la ricerca tra la fine dell’Antichità e il Rinascimento. Gli elementi dettagliati nella pubblicazione riguardano soprattutto la rioccupazione tardoantica della Casa dei Mosaici Geometrici, con una progressione delle attività fino alla metà del V secolo. Il riferimento al Rinascimento è annunciato dal quadro generale dell’articolo, ma le osservazioni qui presentate riguardano principalmente gli usi successivi all’eruzione e gli allestimenti individuati nella casa.
Il cantiere dell’Insula Meridionalis prosegue un intervento di messa in sicurezza, consolidamento e restauro tra il Tempio di Venere e il Foro Triangolare, nella Regio VIII, insulae 1, 2 e 7. Le scoperte della Casa dei Mosaici Geometrici si aggiungono a questa operazione in corso e mostrano quanto i lavori sulle strutture possano produrre anche nuovi dati archeologici sui periodi successivi all’eruzione.
A Pompei, l’immagine di una città fermata nel 79 d.C. si completa dunque con quella di un sito riutilizzato e trasformato. Nell’ambiente 28, i pali, il legno carbonizzato e le attrezzature legate alle attività domestiche rendono visibile questa continuità. La Casa dei Mosaici Geometrici conserva così la memoria di diversi usi successivi, dalla casa romana alle occupazioni che ne reinvestirono le rovine.
Fonti: pompeiisites.org